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a cura di Massimo Conti


Un ampio resoconto a questo riguardo lo si può avere sfogliando le pagine delle schede cinematografiche della filmografia. Ma quel che interessa è mettere in evidenza come il regista, lo sceneggiatore, lo scenografo, abbiano saputo reinterpretare il territorio e reinventare la realtà geografica secondo parametri estetici di valore aggiunto, giocando con la messinscena per creare una dimensione fantastico-psicologica del paesaggio che, come suggeriva Carl G. Jung parlando della fantasia, pur non rappresentando un oggetto tangibile è pur sempre un fatto. Che merita di essere raccontato, aggiungiamo noi.
La nostra ricerca si è mossa appunto in questa direzione evidenziando ed inserendo anche quei film che pur non trattando esplicitamente le Marche ("La stanza del figlio" di N. Moretti, "Alfredo, Alfredo" di P. Germi), "Marche in prestito" le definiscono Olivucci e Galosi, o utilizzandole e spacciandole per altro ("Marco Polo" di G. Montaldo "Acque di primavera" di I. Skolimovski), ne hanno utilizzato il paesaggio umano e il territorio con il fine di creare una sorta di "geografia ideale"(5) o per "ideal-tipi": la spiaggia sabbiosa (Senigallia), le rocche imprendibili (San Leo), i pianori deserti (i Sibillini, il Monte Nerone), i piccoli centri della provincia italiana (Ascoli Piceno, Ancona), il paese medievale (Pennabilli, Cagli, Sarnano), il castello (Gradara). Anche se non mancano, nella filmografia marchigiana, esempi con riferimenti precisi a forte connotazione socio-culturale che individuano una specificità delle Marche legata ad alcuni personaggi storici nati o vissuti nella regione. Dunque il cinema si è interessato a loro, ambientandone, non sempre in verità, vicende e gesta nei luoghi reali in cui vissero. Le vicissitudini di Cagliostro, ( "Cagliostro" di P. Carpi e D. Pettinari) la storia romanzata di Paolo e Francesca ("Paolo e Francesca" di R. Materazzo), la vita e l'opera di Gioacchino Rossini ( "Rossini! Rossini!" di M. Monicelli) (segnaliamo, per tutti, un grande assente: Giacomo Leopardi) hanno spesso sollecitato la curiosità di produttori e registi che hanno poi scelto i luoghi originali, le Marche, per realizzare film sulle vite di questi illustri personaggi. Finzione cinematografica e realtà storica così una volta tanto hanno coinciso.

Note
1) Una prima ricostruzione di filmografia marchigiana - 1945/1987 - è apparsa con il titolo "Regionalità e cinema" all'interno del volume "L'idea delle Marche, pp. 161-225, Ed. Il lavoro editoriale (1990).
2) Per quanto riguarda il film "Viaggio con Anita", che Fellini avrebbe voluto girare nelle Marche, e di cui esiste a tutt'oggi la sceneggiatura, si veda "Fellini" di Tullio Kezich, pp. 268-270, Ed. BUR.
3) "L'immagine delle Marche nel cinema italiano - da "Ossessione" a "Il grande Blek" a cura di A. Olivucci e F. Galosi Ed. Il lavoro editoriale, 1990.
4) Le schede dei film citati danno un ampio resoconto, alla voce "Marchigianità", delle motivazioni che hanno spinto Zurlini alla scelta delle location rivierasche.
5) La definizione si deve al critico cinematografico Luigi Chiarini.




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