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foto del film
Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno nei titoli di testa del film  Interno del “Caffè Meletti” ad Ascoli Piceno  Il piazzale della stazione ferroviaria ad Ancona 
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Regia : Francesco Maselli

Sceneggiatura : F. Maselli, Ennio De Concini, Aggeo Savioli, collabor. di A. Moravia

Fotografia : Gianni Di Venanzo

Montaggio : Ruggero Mastroianni

Musiche : Giavanni Fusco

Interpreti : Claudia Cardinale, Gèrard Blain, Betsy Blair, Antonella Lualdi, A.M Ferrero, Sergio Fantoni, Tomas Milian, Claudio Gora

Produttore : Lux Vides Film di Franco Cristaldi

Anno : 1960

Durata : 100 min.


TRAMA

Il giovane Anselmo, che vive in una città di provincia, conducendo una vita brillante e vuota, vorrebbe uscire da quell’ambiente mediocre, ma non ne ha la forza e resta al fianco di Marina che un bel giorno deve entrare in una clinica per disintossicarsi. Elsa, sorella di Anselmo, è fidanzata, per interesse, ad un giovane fatuo e sciocco.
Cheré, una ragazza non più giovane, che appartiene al gruppo dei “delfini”, cerca di far valere l’ascendente personale che ha sui suoi amici per nascondere loro la propria rovina finanziaria. Fedora, ragazza povera, aspira ad entrare definitivamente in quell’ambiente privilegiato in cui la introdotta
Mario, un giovane medico innamorato di lei. Questi vorrebbe persuaderla a uscire da quel giro di gente elegante ma corrotta.
Soffocando i suoi veri sentimenti per Mario, non volendo rinunciare a quella vita sposa Alberto, uno dei “delfini”. Questi scoprono alla fine la povertà di Cheré. La ragazza lascia per sempre la piccola città, in cui i suoi amici continueranno la loro inutile vita.


Marchigianità :

Il film è stato girato nel Febbraio/Marzo del 1960 ad Ascoli Piceno (caffè Meletti, Piazza principale, centro storico). Altre scene del film sono girate alla stazione di Ancona e in un tratto di litorale nelle immediate vicinanze di Ancona. Nel ottobre 1996 l’Azienda di Promozione Turistica (APT) di Ascoli ha ricevuto la richiesta da parte della RAI di poter ripercorrere cinematograficamente i luoghi che ospitarono il set del film. In seguito l’APT, con l’intento di raccogliere testimonianze e ricordi, ha invitato a presentarsi tutti coloro i quali parteciparono alle riprese di “Alfredo, Alfredo”.
Il regista Maselli in occasione di un convegno tenuto ad Ascoli nel 1996: “Ascoli è talmente bella che, una volta terminato il montaggio del film, convinsi il produttore Franco Cristaldi a spendere altri soldi per girare tutta una serie di altre scene, perché il film non vantava abbastanza cose belle rispetto a ciò che la città poteva offrire”.

«Una provincia senza miti, senza folclore, ma in definitiva senza corpo, priva di identità. Una provincia che si caratterizza per l’isolamento culturale (“Ma un po’ di città a volte arriva anche qui”), per la banalità e la modestia degli avvenimenti (“La gente è puntuale al passeggio della domenica e tutto va avanti (…) come deve andare”), per l’ignoranza e la pigrizia mentale (“Faccio già tanta fatica a farla la carta, figuriamoci a leggerci sopra”), per la ristrettezza di vedute (“Il pernod è solo un po’ più forte dell’anisetta” - “Si, un po’ più forte, ci si sono ammazzati solo un po’ più di pittori francesi”).
Una provincia dove si consuma un’esistenza vuota e inconcludente (“Ma ci deve essere qualcos’altro nella vita”). Una provincia nella quale si vorrebbe a tutti i costi fuggire (“Insieme a lei avevo trovato la forza di prendere la decisione che avevo accarezzato da tempo; partire, andare all’estero per sempre”).
Ed è proprio al Caffè Meletti che avviene la ricomposizione finale dei conflitti e delle fratture, nell’ultima sequenza del film, in cui un lungo movimento di macchina sancisce la restaurazione dell’armonia, e attraverso una serie di buoni matrimoni, l’assicurazione di una tranquilla esistenza borghese per i giovani “delfini”.
E si consideri come appaiono sostanzialmente modesti, contenuti, discreti gli astratti furori del giovane Anselmo, se rapportati, per esempio, alla violenza matricida de I pugni in tasca. Come se in una “città qualunque” della provincia marchigiana le stesse tensioni trasgressive, gli stessi atti di ribellione fossero fatalmente diluiti e stemperati da una “moderazione” (un “senso della misura”), che finisce con l’appiattire qualsiasi slancio vitale»
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Da “Regionalità e cinema” di F. Galosi e A. Olivucci ne “L’idea delle Marche - come nasce il carattere di una regione nella società dell’Italia modena -” Ed Il Lavoro editoriale, Ancona 1989.