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foto del film
L’immaginario paese di Sacrofante Marche  Scena del film 
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Regia : Dino Risi

Soggetto : Age, Scarpelli, Dino Risi

Sceneggiatura : Age, Scarpelli, Dino Risi

Fotografia : Sandro d’Eva

Montaggio : Antonietto Zita

Musiche : Armando Trovajoli

Interpreti : Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Pamela Tiffin, Moira Orfei, Livio Lorenzon, Gigi Ballista

Produttore : Fida Cinematografica, Roma/Jacques Roitfeld, Parigi

Anno : 1968

Durata : 100 min.


TRAMA

Marino Ballestrini, si invaghisce della bella Marisa Di Giovanni conosciuta, a Roma, durante una manifestazione folcloristica. Il ragazzo perdutamente innamorato si trasferisce al paese della ragazza, dove trova lavoro e conquista il cuore di lei. Ma il padre di Marisa è contrario alle nozze dei due che tentano, a causa del rifiuto, il suicidio. Morto il padre niente sembra più ostacolare i loro sogni. Ma una donna del paese getta fango sulla moralità di Marisa la quale offesa e disperata, schiaffeggiata da Marino fugge a Roma.
Accortosi dell’errore e accertata la verità Marino si trasferisce a Roma con la speranza di ritrovarla. Nel frattempo la ragazza ha conosciuto e sposato un sarto sordomuto. Marino, diventato ricco giocando al lotto e reincontrata Marisa, su suo suggerimento decide di uccidere, inscenando un incidente, il marito di lei.


Marchigianità :

Il film è ambientato, in parte nel paese immaginario di Sacrofante Marche. Citazioni indimenticabili: “Mejo un morto in casa che un marchigiano fori la porta”, ma anche “Nelle Marche c’erano gli etruschi e ai romani je l’hanno date spesso e volentieri”, e infine “…il sapore dei tuoi baci, Un disco per l’estate, le nostre domeniche a Macerata…”

«In Straziami ma di baci saziami di Dino Risi, dove i due protagonisti (lei originaria di Sacrofante Marche, lui nativo di Alatri, ma praticamente marchigiano di adozione per amore) secondo le affermazioni dello stesso regista “sono due stupidi che vivono citando i versi, non di Leopardi, ma di Mogol e Pallavicini, i grandi parolieri delle canzonette italiane” utilizzando fra l’altro un linguaggio storpiato da un generico idioma campagnolo centroitalico (con vaghe risonanze piceno-maceratesi): “e un giorno droverò un bo’ d’amore anghe per me…” (lui), “per me che sono nullidà…” (lei), “nell’immenzidà…” (insieme)».

Da “Regionalità e cinema” di F. Galosi e A. Olivucci ne “L’idea delle Marche - come nasce il carattere di una regione nella società dell’Italia modena -” Ed Il Lavoro editoriale, Ancona 1989.