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foto del film
Regia : Ettore Scola

Soggetto : Age, Scarpelli, Ettore Scola

Sceneggiatura : Age, Scarpelli, Ettore Scola

Fotografia : Claudio Cirillo

Montaggio : Franco Arcalli

Musiche : Armando Trovajoli

Interpreti : Alberto Sordi, Bernard Blier, Nino Manfredi, Manuel Zarzo, José Maria Mendoza, Erika Blanc

Produttore : Documento Film

Anno : 1969

Durata : 128 min.

contributo tratto dal video "L'immagine delle Marche nel Cinema italiano"
il filmato è in formato Quicktime© per scaricare il player cliccate sul logo


TRAMA

Fausto Di Salvio, un editore, parte per l’Angola in compagnia di un suo fedele collaboratore, il ragionier Ubaldo Palmarini, allo scopo di ritrovare il cognato Titino Sabatini del quale, andato in Africa anni addietro dopo aver lasciato la moglie Marisa, mancano notizie da mesi. Una volta giunti nel continente nero Fausto e Ubaldo non tardano a scoprire che Titino è morto. Mentre si apprestano a rientrare in Italia però un portoghese, Pedro, li convince che il cognato di Ubaldo è ancora vivo e che nella sua tomba al posto del corpo c’è un violino.
A Fausto e Ubaldo non rimane che proseguire le ricerche che danno i loro frutti quando scovano Titino nei panni di uno stregone a capo di una tribù di indigeni.
Dopo aver evitato, in cambio di diamanti falsi, di morire per mano di un mercenario da lui imbrogliato, Titino si lascia convincere a ritornare in Italia. Ma il destino riserva loro un ultima sorpresa.


Marchigianità :

Il ragionier Palmarini è inequivocabilmente vistosamente marchigiano.

«Il personaggio del ragioniere Palmarini, figura coprimaria a quella del protagonista dottor Di Salvio (Alberto Sordi), rappresenta una specie di “Manuale del piccolo marchigiano”. L’attore Bernard Blier, anche somaticamente, risulta ben calato nel personaggio del ragioniere mediocre, costantemente rimbeccato dall’istrionico dottore, immaturo, similacculturato, velleitario e del tutto “scollato” dalla realtà effettiva.
Ed è proprio in questa funzione di contraltare provinciale, modesto e tuttavia realistico, che si precisano i suoi caratteri tipici, primo fra tutti il buon senso. Questa del buon senso è per il marchigiano dote caratteriale quasi genetica, sua virtù e al tempo stesso perdizione, ingrediente fondamentale che sostanzia il personaggio cinematografico e tuttavia lo archivia per sempre nella categoria dei mediocri (…).
Parenti stretti di questo buon senso sono la diffidenza, la prudenza e quell’amalgama tipicamente marchigiano di “virtù riflessiva settentrionale e di quella un po’ malfidata levantina”, sottoprodotto dell’intelligenza e tuttavia soluzione a suo modo creativa, avara, strumento di adattabilità al reale nei suoi momenti critici.
Non a caso, quando il dottor Di Salvio parla portoghese, lingua del luogo, nessuno lo capisce, ma quando interviene il ragionere col suo dialetto marchigiano e la sua mimica, questa sorta di linguaggio “fattuale”, comune, risulta comprensibile e gli abitanti del luogo è con lui che entrano in comunicazione (…).
Sembra incredibile, ma durante il viaggio il personaggio marchigiano riesce ad attraversare luoghi affascinanti, cascate, paesaggi misteriosi, senza mai produrre un moto dell’animo, almeno apparente, sempre indaffarato fra i conti delle cambiali e la scelta della pasta da cuocere (quei maccheroncelli numero tre della De Cecco, pare, cui tuttavia il campo lungo non rende giustizia…). (…).
Ma, nonostante le sostanziose qualità rilevate, i dati positivi non sembrano dunque sufficienti a riscattare questo ineffabile “marchigiano filmico”, cui sembra mancare comunque uno spessore morale (“Ma chi è questo?” chiede il cognato infine ritrovato, in
Riusciranno i nostri eroi… parlando del ragioniere. “E chi è? Nessuno, il ragionier Palmarini” risponde il dottore, in conclusione), una sua qualche grandezza, un picco positivo o negativo che sia, che lo liberi alfine da questa detestabile e soffocante “medietà”, insomma un identità riconosciuta che lo renda, al pari di altri, veramente uomo e protagonista».

Da “Regionalità e cinema” di F. Galosi e A. Olivucci ne “L’idea delle Marche - come nasce il carattere di una regione nella società dell’Italia modena -” Ed Il Lavoro editoriale, Ancona 1989.