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Regia : Augusto Genina

Soggetto : A. Genina, Suso Cecchi D’Amico, Fausto Tozzi

Sceneggiatura : A. Genina

Fotografia : G.R. Aldo

Montaggio : Edmondo Lozzi

Musiche : Antonio Veretti

Interpreti : Ines Orsini, Mauro Matteucci, Giovanni Martelli, Assunta Radico, Francesco Tomolillo, Rubi D’Alma, Michele Malaspina

Produttore : Arx Film

Anno : 1949

Durata : 111 min.


TRAMA

La famiglia di Luigi Goretti, di origine marchigiana, viene alloggiata nel casolare abitato dai coloni Serenelli che li accolgono con ostilità. Morto il capofamiglia i Goretti si trovano a subire le angherie dei Serenelli. Chi ne fa le spese e la figlia minore della famiglia marchigiana, Maria, la quale ancora bambina deve subire le attenzioni morbose di Alessandro Serenelli. Sentitosi rifiutato, in un estremo gesto di follia, il ragazzo uccide, con un punteruolo, Maria che prima di morire trova la serenità per perdonarlo.


Marchigianità :

Tutti i personaggi del film, compresi i componenti della famiglia Goretti di Corinaldo (An) parlano con un’appropriata inflessione dialettale. Il film (premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla X Mostra di Venezia del 1949 come miglior film italiano e Premio internazionale per la regia; Nastro d’Argento 1950 per la miglior regia) fu realizzato in occasione della beatificazione della corinaldese Maria Goretti.

«Nonostante si tratti di un film di circostanza, in un certo senso celebrativo, Genina riesce a sfuggire al pericolo del facile agiografismo, realizzando un complesso dramma biografico dove nulla è dato per scontato, tantomeno la presunta santità della santa marchigiana. Niente visioni, niente voci, niente segni divini, nessun fatto eccezionale spettacolarizza la storia dell’anonima contadinella corinaldese. Genina coraggiosamente rifiuta i tradizionali stilemi delle classiche “vite da santi” filmate (solitamente romanzate con procedimenti che fanno lievitare e sublimare le figure ricorrenti della santità e il collaudato simbolismo dell’immaginario religioso). E in questo senso il regista è agevolato dal materiale di partenza su cui lavora: le caratteristiche per così dire “marchigiane” della santità della Goretti, la discrezione, la “moderazione” della sua stessa santità. Sembrano infatti mancare alla Goretti quegli elementi di singolarità, di rilevanza, di eccezionalità che concorrono a formare nell’immaginario collettivo la grandezza di una santa. L’immagine di Maria Goretti, proposta da Genina in chiave elegiaca piuttosto che epica, rientra pergettamente nel quadro caratteriale del marchigiano tipico, così come si è venuto delineando verso la fine del secolo scorso: una santa piuttosto comune, una santa modesta, semplice, antieroica nonostante il martirio. Una autentica santa marchigiana. La famiglia Goretti, in particolare, sembra l’immagine stessa della rassegnazione cristiana. Anche nei momenti peggiori, essa eccetta con umiltà la propria condizione miserabile e subisce il destino, saremmo tentati di dire, con la remissività malinconica (…) caratteristica delle popolazioni contadine marchigiane».

Da “Regionalità e cinema” di F. Galosi e A. Olivucci ne “L’idea delle Marche - come nasce il carattere di una regione nella società dell’Italia modena -” Ed Il Lavoro editoriale, Ancona 1989.